martedì 5 settembre 2017

Arrivano le truffe bitcoin: 5 regole per non caderci



Il bitcoin è l’argomento del momento e purtroppo stanno aumentando le pubblicità di vere e proprie truffe, in cui promettono di far guadagnare cifre stratosferiche, senza muovere un dito e senza rischiare nulla, grazie a imprecisati meccanismi che avrebbero a che fare coi bitcoin.

Poi appena un po' di gente inizierà a non guadagnarci, verranno fuori quelli che "il bitcoin è tutta una truffa". Dato che l’informazione economica è "molto poco informata", ed ha tutto l’interesse a che i risparmiatori abbiano le idee confuse sugli strumenti di investimento tradizionali, figurarsi quelli innovativi, andiamo a chiarire un paio di cosette:


1) I bitcoin, e le altre criptovalute, sono strumenti di pagamento tanto quanto i dollari, gli euro, gli yen e la "pizza di fango der Camerun". Stanno conoscendo un aumento di valore perchè sempre più persone, NEL MONDO, li utilizzano come mezzo di pagamento. Se domani la gente smette di utilizzarli, il loro valore andrà a zero. Non esistono guadagni sicuri a questo mondo.

2) Imparare a usarli è una priorità di PURA SOPRAVVIVENZA: non avrete nessuna pensione INPS e vi sequestreranno pure i peli del sedere. Imparare a usare una moneta che NON si può sequestrare significa che gli unici soldi che mettete da parte in monete non sequestrabili, sarano LA VOSTRA UNICA PENSIONE.
Poi, in corso d'opera potranno anche guadagnare di valore, ma nessuno sa quanto e come. Ripetiamo che: Non esistono guadagni sicuri a questo mondo.


3) E’ possibile sfruttare questa fase di espansione per speculare sui cambi tra cripto valute e monete cartacee, e tra una cripto valuta e l’altra. Si tratta di un investimento ad altissimo rischio, e per altissimo intendo il 50% di rischio: o guadagni un sacco o perdi tutto. Studiando e imparando a investire a poco a poco, si possono realizzare dei buoni incrementi, limitando il rischio, o ci si può affidare a chi padroneggia la materia e chiedere consigli: in ogni caso deve essere un investimento di una piccolissima parte dei nostri risparmi, una parte che possiamo rischiare senza tanti drammi. Può renderci più di tutto il resto dei nostri risparmi, ma nel breve periodo può anche deprezzarsi: è un investimento che va fatto con un’ottica di più anni, almeno 5 anni, perché, ripetiamo:
Non esistono guadagni sicuri a questo mondo.


4) Chiunque promette guadagni sicuri, e stratosferici, vi sta turlupinando: se conoscessi un modo per avere dei guadagni sicuri, e stratosferici, me lo terrei per me. La prima regola dell’economia dice che se tante persone si buttano su un business che permette di fare elevati guadagni, si creerà una concorrenza che farà abbassare questi guadagni fino al livello minimo. Questo non fa che confermare che: Non esistono guadagni sicuri a questo mondo.


5) Le cripto valute, e la tecnologia blockchain su cui sono basate stanno cambiando il mondo in cui viviamo: un mondo in cui gli stati diventano giorno dopo giorno più inutili, in cui è impossibile conoscere la ricchezza di qualcuno, ed è impossibile rubargliela, a meno di utilizzare un elevatissima dose di violenza. Le principali cripto valute avranno un aumento di valore dovuto al fatto che sempre più persone le adotteranno, e le aziende che realizzeranno i migliori servizi basati sulla blockchain, avranno parimenti utili inimmaginabili: ma nessuno può dire OGGI, quale cripto valuta dominerà tra 20 anni e quale azienda basata sulla blockchain avrà avuto più successo tra 20 anni. Ci sono modi prudenti di assaggiare a poco a poco questo tipo di investimento, in modo da capire perché ci può essere un guadagno da qui ai prossimi anni, e imparare a capire quali tendenze seguire e quali rischi evitare. Serve informarsi, e chiedere a chi ci lavora quotidianamente. Chi promette guadagni sicuri va evitato come la peste. Non esistono guadagni sicuri a questo mondo.


In estrema sintesi, chiunque prometta soldi facili senza rischio, vi sta truffando, che vi stia vendendo quote azionarie, o obbligazioni bancarie (ehm ehm), o imprecisati meccanismi che fanno guadagnare automaticamente con appiccicata la parola magica bitcoin. Ciò non toglie che non ci si può permettere di non sapere usare questo mezzo di pagamento. Saperlo usare è PURA SOPRAVVIVENZA, e ci si può ANCHE guadagnare qualcosina. Per guadagnarci bisogna avere chiaro in mente che le cripto valute, e la tecnologia blockchain, servono a rendere inutili le banche centrali, le monete di carta, il catasto, l’anagrafe, la motorizzazione, la SIAE, i fondi pensione tradizionali, e qualsiasi altra funzione che oggi gli stati si arrogano di monopolizzare, o semi-monopolizzare. Se si capisce questo concetto, si capisce che, tempo qualche anno, tutti gli strumenti basati sulla blockchain, saranno sempre più utilizzati, e chi ci investe ora ci realizzerà ANCHE un guadagno. Se non si capisce questo concetto, meglio non investirci proprio, magari aspettandosi grandi guadagni a brevissimo termine. Patti chiari…  

Per chi volesse imparare a capire cosa sono e a cosa servono i bitcoin, ci sono i tutorial di Bitcoin Bear:
1) Cos'è il bitcoin?

Per chi volesse consigli su come mettere da parte i primi € in bitcoin, può scrivermi a btcoggi@gmail.com 


lunedì 28 agosto 2017

L'inflazione è davvero troppo bassa? Smontiamo questa grande bufala


L'inflazione è davvero troppo bassa, come ci dicono da qualche anno a questa parte? E' davvero pari al 1% o meno? E' davvero necessario stimolarla?
In questa puntata del famoso podcast "Il Truffone", di Francesco Carbone, andiamo a smontare questo mito e a capire perchè i governi, con la fattiva collaborazione di economisti e giornalisti "di regime" alimentano questo mito.

giovedì 13 aprile 2017

Milan Closing: finisce l'era Berlusconi al Milan. Come è cambiato il mondo del calcio

Milan closing Berlusconi


Col famoso e più volte rimandato "closing" della trattativa coi magnati cinesi, finisce oggi l'era Berlusconi al Milan, dopo 31 anni. Questo non è un articolo celebrativo: non sono milanista, anzi, in questi anni di continui successi rossoneri, i non milanisti hanno "rosicato" parecchio, e soprattutto non è un articolo finalizzato a dare un giudizio sul fatto che i cambiamenti avvenuti nel mondo del calcio siano stati positivi o negativi. Questo articolo vuole "semplicemente" mettere in fila una serie di cambiamenti portati da Berlusconi con la sua presidenza in tutto il mondo del calcio: al di là delle straordinarie vittorie raggiunte, il football europeo non è più quello che era 31 anni fa, quando Silvio atterrò all'Arena di Milano con l'elicottero.

Il mondo del calcio prima di Berlusconi


Chi scrive ha 40 anni, troppo giovane per avere un vivo ricordo del calcio degli anni '80, ma abbastanza vecchio per ricordare una serie di differenze rispetto al cambio di passo imposto dalle idee rivoluzionarie di Berlusconi. Nello specifico sono anche juventino, e nel periodo dell'impetuosa cavalcata del primo Milan berlusconiano, la mia squadra visse uno dei periodi più "magri". Come detto prima, rosicammo parecchio mentre Gullit, Van Basten e compagnia vincevano Coppe dei Campioni a ripetizione. Più recentemente, nel 2003, abbiamo persino vissuto la beffa di perdere una finale contro il Milan, dopo una partita giocata peraltro malissimo da entrambe le squadre.

La prima differenza, rispetto al calcio di oggi, era che le amichevoli estive non contrapponevano tra loro le grandi squadre, sia a livello nazionale che internazionale. Ogni squadra andava in ritiro in qualche località di villeggiatura, marittima o montana, e si "allenava" affrontando squadrette locali di Serie B o C. Ricordo, per dire, un Catanzaro - Bayern Monaco. Per chi ha meno di 30 anni sembra normale che le amichevoli estive siano sfide tra squadre che lottano per la Champions League, o per lo Scudetto nazionale, ma questo non era affatto normale negli anni '80: la prima rivoluzione portata da Berlusconi furono le amichevoli di lusso tra il Milan ed altre squadre europee di primo piano, come il Real Madrid. Per non parlare del Trofeo Luigi Berlusconi, sfida estiva tra Milan e Juventus, molto "sentita" dai giocatori di entrambe le squadre: gli interventi sulle gambe che si scambiavano erano tutt'altro che amichevoli...

Un'altra differenza rispetto ad oggi del calcio pre-Silvio erano le "riserve": i giocatori che sedevano in panchina era effettivamente giocatori di secondo piano, che normalmente subentravano nei 20 minuti finali per rilevare qualche compagno di prima squadra un po' stanco. Fu Berlusconi a volere una rosa di tutti giocatori di primo piano, di modo che le riserve fossero all'altezza degli 11 titolari. Parole come "panchina lunga" e "turn-over" diventarono comuni nelle discussioni calcistiche.

Queste due rivoluzioni hanno portato indubbiamente ad un aumento dei costi ed a una maggiore professionalizzazione di tutto il mondo del calcio. Non so dire se sia stato un bene o un male, ma è quello che è successo. La professionalizzazione è stata poi sfruttata meglio in altre nazioni, come Germania, Spagna o Inghilterra, ma la miccia di questo cambiamento nel business del calcio, è venuto dall'Italia, e in particolare da Berlusconi.

Le vittorie europee del Milan hanno poi trascinato anche le altre squadre italiane a comportarsi bene nelle coppe europee, arrivando spesso in finale e portando a casa vari titoli. Il Milan di Sacchi, allenatore semi-sconosciuto prima di arrivare a Milanello, e fortemente voluto e difeso da Berlusconi, cambiò totalmente la mentalità del mondo del calcio italiano: prima delle grandi cavalcate rossonere in Europa, le squadre italiane andavano all'estero con la tremarella, anche contro avversari modesti, cercando di portare a casa il pareggio o la vittoria di misura: fu il Milan di Sacchi praticamente la prima squadra ad andare a giocare a viso aperto contro tutti, anche in trasferta, mentalità che si è velocemente trasferita al resto del calcio italiano, con evidenti ricadute in termini di risultati. C'erano state già squadre vincenti in Europa, a cominciare dalla stessa Juve o dall'Inter, ma il miglioramento dei risultati europei, la maggior frequenza con cui si arrivava in finale nelle varie coppe, fu evidente.

Il risultato della maggiore professionalizzazione del football in Europa è che oggi nessun imprenditore italiano può permettersi di competere economicamente con le società del resto d'Europa, a loro volta raramente di proprietà di presidenti che non siano di altri continenti. Le squadre italiane di punta hanno oggi proprietà statunitensi (Roma e Napoli), o fanno capo a gruppi internazionali, come la Juventus, o già asiatiche, come l'Inter. Berlusconi ha dovuto alla fine "arrendersi" a questa realtà, mettere da parte l'orgoglio, e accettare un'ottima "buonuscita" per garantire al Milan un futuro all'altezza del passato "Berlusconiano" che oggi si conclude. Come si dice in Cina, Wei-Ji: in ogni rischio c'è un'opportunità, e Silvio l'ha colta facendosi pagare discretamente bene.

martedì 24 gennaio 2017

Ti sembra che il mondo vada a rovescio? Beh, è iniziato tutto con la Rivoluzione Francese

Rivoluzione Francese

Ti sembra che i grandi del mondo prendano decisioni sempre più assurde, nel senso che fanno a pugni con la realtà? Che più si riempiano la bocca del termine democrazia, più restringano la partecipazione dei popoli alle decisioni più importanti? Beh, non solo non hai le allucinazioni. Esistono persone di potere che rifiutano sistematicamente la realtà. E che impongono la loro visione restringendo costantemente le libertà dei cittadini. Così come il nazismo voleva costruire la razza perfetta. Così come il comunismo voleva costruire la società perfetta. Oggi c’è chi ritiene che la temperatura del pianeta vada aumentando anche se facciamo i conti con nevicate record. Che la convivenza forzata tra persone con esigenze diverse appiani i contrasti invece di peggiorarli. Tutti questi esempi vanno sotto una categoria che si chiama IDEOLOGIA. L’ideologia è il rifiuto sistematico della realtà. Chi è accecato dall’ideologia ritiene di poter cambiare il mondo, plasmando un suo paradiso in terra, e chiunque si opponga al suo paradiso, deve essere messo a tacere e schiacciato con un uso illimitato di violenza.

Beh, contrariamente a quanto ci raccontano a scuola, il vaso di Pandora è stato aperto dalla Rivoluzione Francese. L’opinione comunemente accettata, è che la Rivoluzione Francese fosse un movimento delle masse povere contro il re cattivo e affamatore. Che a sua volta fosse figlia dell’Illuminismo, un movimento intellettuale che portava finalmente la modernità in un mondo arretrato e superstizioso. E che le successive campagne militari francesi avrebbero portato la libertà, la fraternità e l’uguaglianza in tutta Europa, coi popoli europei ansiosi di essere “liberati” dalle rispettive dittature, da Napoleone e dalle sue armate.

Grazie a molteplici studi più o meno recenti, è stato possibile appurare come i sobillatori della rivoluzione siano stati nobili timorosi di perdere privilegi fiscali, e che le vittime dell’instancabile lavoro della ghigliottina, siano stati in gran parte cittadini comuni, per non parlare dei genocidi compiuti nelle regioni ribelli, come la Vandea. In seguito, le guerre “giacobine”, sono servite solo a portare in una Francia devastata ricchezze da fuori che compensassero la rovina dell’economia interna. E le popolazioni occupate, al netto dell’infatuazione per la rivoluzione di pochi intellettuali locali, si siano viste tutt’altro che “liberate” dal dittatore Napoleone: le “insorgenze” sono state numerosissime, sebbene represse con la massima ferocia.

Stante quindi una realtà storica totalmente opposta rispetto alla “vulgata comune”, il libro di Beniamino Di Martino “Rivoluzione del 1789 –La cerniera della modernità politica e sociale”, ci illustra come le idee illuministe abbiano sobillato, e poi giustificato, una spaventosa carneficina che ha devastato tutto il continente e che ha lo stesso filo conduttore delle successive stragi naziste e comuniste: la pretesa che esista una “volontà generale”, come la chiamava Rousseau, che serve a fare il bene della nazione, e che nessun singolo o gruppo possa dissentire da questo “interesse pubblico”, pena la morte o lo sterminio del gruppo. E che, al netto di formule vuote come “sovranità popolare”, questa “volontà generale” debba essere concretamente decisa da una ristretta “elite illuminata” che decide per tutto il popolo. Vedete delle analogie con la Commissione Europea non eletta dai cittadini, e con le urla isteriche all’idea che i cittadini britannici abbiano osato mettere in discussione il luminoso progetto dello “Stato Europeo” unico?

Pagina per pagina, in modo semplice e scorrevole, tutt’altro che noioso e professorale, l’autore mette in connessione ogni evento della Rivoluzione, dai primi fuochi, alle stragi interne di cui caddero gli stessi “leader”, alle guerre napoleoniche, con le radici avvelenate del cosiddetto “pensiero illuminista”, lasciando al lettore cogliere le analogie con i due grandi massacri del 900, e con l’ideologia illiberale che guida tanta parte della politica moderna delle nazioni sviluppate, così presa da tentazioni autoritarie, e così incline a scatenare guerre devastanti, come quelle che hanno insanguinato il medio oriente con la scusa dell’ “esportazione della democrazia”, la stessa scusa per cui Napoleone esportava “libertà, eguaglianza e fraternità”, e pazienza per la dittatura e le stragi necessarie ad esportarla. Gli stessi tre elementi dello slogan, se analizzati, sono incompatibili tra loro: se devo rendere 2 persone uguali devo limitare la libertà di almeno una delle 2. E l’autore con pazienza e logica ineccepibile, ci aiuta a comprendere di quante vuote formule, una più falsa e contraddittoria dell’altra, sia piena la moderna politica, a cominciare dalla venerata “Costituzione più bella del (terzo) mondo”.


Se volete capire appieno le infinite contraddizioni di politici e giornalisti che negano la realtà ogni volta che aprono bocca e che, purtroppo, “legiferano”, non potete perdervi questo libro.

martedì 16 febbraio 2016

Quali sono le nazioni più innovative al Mondo?

Corea del Sud Nazione più innovativa del mondo

E’ da poco uscito il Bloomberg Innovation Index 2016, la classifica delle nazioni sviluppate più innovative. L’indice mette a confronto, secondo 6 parametri, gli stati più sviluppati: la Corea del Sud si conferma la prima assoluta, mentre Germania e Svezia superano il Giappone e si piazzano seconda e terza. Quarto appunto il Giappone e quinta la Svizzera, che risale dal 16esimo posto. I dati non sono direttamente confrontabili rispetto al 2015, dato che alcuni parametri tengono maggiormente conto del PIL e della popolazione, fattore che ha fatto fare un salto in avanti ad alcune nazioni con una popolazione contenuta, come appunto la Svizzera, ma le posizioni dei “giganti” come USA, Cina e Russia sono cambiate di poco.  
Appena fuori dai primi 5 troviamo Singapore, Finlandia, USA, Danimarca e Francia, dal sesto al decimo posto. Dall'11esima posizione in poi troviamo Israele, Russia e l’altra nostra vicina di casa, ossia l’Austria, una delle mete preferite dalle aziende italiane in fuga. La Cina è 21esima e la rimanente delle nostre confinanti, la Slovenia è 24esima, davanti a Malesia ed Italia.
Quali sono i parametri presi in considerazione per quest’indice? Quali sono le classifiche per ciascun parametro?
I parametri sono abbastanza eterogenei, e il metodo di valutazione si presta ovviamente a critiche, ma ciascun parametro ha il vantaggio di essere strettamente numerico e misurabile.

Parametri più “soggettivi”, quali ad esempio la complessità delle leggi, sono stati tenuti volutamente fuori dal calcolo.

Investimenti in Ricerca e Sviluppo

Israele nazione che investe di più in Ricerca e Sviluppo


Il primo parametro è costituito dagli investimenti in Ricerca e Sviluppo in Rapporto al PIL. In questo settore Israele, chiamata ormai la Start Up country per l’ambiente favorevole che ha creato alle nuove imprese tecnologiche, ha superato la Corea del Sud, la “casa” di Samsung. Per i giovani ingegneri coreani, l’obiettivo, piuttosto che creare la propria start-up, è essere assunti da Samsung.
Il Giappone guadagna la terza posizione in questa classifica superando Finlandia e Svezia, due nazioni che stanno lottando per superare il tramonto di colossi locali come Nokia o Saab.
Nei primi 10 anche Danimarca, Svizzera, Germania ed Austria, nell’ordine, con gli USA al 10° posto. Solo 16esima la Cina, sebbene sia uno dei parametri che ne migliorano la media.
L’Italia in questo parametro è 27esima, quindi uno dei parametri che abbassano la media complessiva. Evidentemente il clima economico non favorisce granchè gli investimenti…

Valore aggiunto della produzione

Corea nazione con le produzioni a maggior valore aggiunto

Il secondo parametro va a valutare l’apporto di valore dovuto alle produzioni industriali, in rapporto al PIL e alla popolazione: se in un dato paese ci sono stabilimenti di aziende leader di settori ad alta intensità tecnologica, il valore aggiunto della produzione sarà elevato, se al contrario in una certa nazione si applicano tecnologie inventate altrove, ma non si fa molta ricerca di prodotto, il valore aggiunto sarà modesto anche in presenza di un elevato valore complessivo della produzione manifatturiera: è il caso della Cina, che in questo parametro è addirittura 15esima.
La prima posizione va alla Corea del Sud, di cui abbiamo già parlato. Le sorprese arrivano da nazioni che creando condizioni favorevoli all’investimento dall’estero, sono diventate sede di stabilimenti di aziende tecnologiche, parliamo quindi di Repubblica Ceca (2° posto) e Slovenia (4° posto). La Germania è terza, grazie anche agli sforzi che sta facendo ad esempio nel settore dell’automazione industriale, per non perdere competitività nei confronti di paesi con costi della manodopera inferiore. Quinta è Singapore, anche in questo caso grazie al fatto di essere estremamente attrattiva per gli investimenti dall’estero.
Le successive posizioni fino alla decima confermano quanto visto con le prime 5, con 2 tigri asiatiche (sesto posto Malesia e nono Thailandia), e tre nazioni europee che favoriscono gli investimenti (Irlanda settima, Svizzera ottava e Ungheria decima).
Relativamente male da questo punto di vista sia la Cina, al quindicesimo posto, sia gli USA, addirittura 26esimi.
L’Italia è 19esima, è uno dei due parametri che alzano la media complessiva italiana, l’altro è il numero di brevetti, di cui parleremo più avanti.

Produttività

Norvegia nazione più produttiva del mondo

Il terzo parametro, inserito nella ricerca del 2016, misura il rapporto tra PIL e numero di occupati superiori ai 15 anni, e quanto è migliorato questo parametro negli ultimi 3 anni. Anche questo parametro premia abbastanza nazioni con pochi abitanti, come Norvegia, Australia, Svizzera, Lussemburgo e Singapore, ossia le prime 5 assolute. Buon piazzamento della Spagna, settima dietro la Nuova Zelanda, mentre è enorme il divario tra USA, ottava assoluta e Cina, 40esima. Honk Kong e Belgio completano le prime 10, mentre l’Italia è in 33esima posizione.

Densità di aziende tecnologiche

USA nazione con più aziende tecnologiche


Il quarto parametro è cambiato rispetto al 2015: nel 2015 misurava la capitalizzazione delle maggiori aziende tecnologiche quotate, in assoluto. Inutile dire che USA, Cina e Giappone erano le inarrivabili leader, con un bel salto già solo tra USA e Cina.
Nel 2016 questo parametro misura la percentuale di aziende tecnologiche quotate rispetto al totale. Per aziende tecnologiche si intendono i seguenti settori: aerospaziale, difesa, biotecnologie, hardware, software, semiconduttori, software e servizi legati ad internet, energie rinnovabili.
Gli USA sono in ogni caso la nazione con il miglior rapporto tra aziende tecnologiche quotate e aziende complessive, davanti a Sud Corea e Cina. Chiudono la Top 5 Francia e Giappone. Tra le migliori si segnalano anche Israele, settima, e Russia, ottava. Per la Russia è praticamente il miglior parametro, a parte quello, che vedremo in seguito, relativo all’istruzione superiore. Svezia e Svizzera chiudono la top ten. L’Italia è 25esima, in linea col piazzamento complessivo. Anche qui, la posizione potrebbe essere migliore, se si tenesse conto delle aziende non quotate. Sul perché le aziende siano riluttanti a quotarsi, e in generale ad espandersi, tocca suonare sempre la stessa canzone, tipo Antonello Venditti diciamo…

Efficienza dell’Istruzione Superiore

Cina prima al mondo per Università

Questo parametro è un aggregato di più misurazioni: numero di studenti universitari in rapporto ai giovani in età universitaria, numero di laureati in rapporto alla forza lavoro, numero di laureati in materie scientifiche ed ingegneristiche in rapporto ai laureati totali ed alla forza lavoro.
E’ praticamente il parametro più svincolato dal benessere complessivo di una nazione, e non è nemmeno un indice affidabile di sviluppo futuro, dato che in mancanza di un ambiente economico favorevole, i giovani che si laureano, soprattutto in materie scientifiche, possono essere portati ad emigrare, o a rassegnarsi in posti di lavoro di ripiego in cui non sfruttano le loro competenze.
In ogni caso, in presenza di un ambiente economico favorevole agli investimenti, l’istruzione scientifica diventa un potente mezzo di propulsione della crescita economica, è il caso della Cina e di Singapore, prima e seconda in classifica, davanti a Russia (Prima al mondo come percentuale di laureati in rapporto alla forza lavoro) e Finlandia. Chiude la top 5 l’Ucraina e altrettanto “sorprendente” è la Grecia, all’ottavo posto, e prima al mondo nella percentuale tra studenti universitari e giovani in età da università. Al sesto e settimo si trovano Irlanda ed Austria, mentre la Top10 è chiusa da Regno Unito e Lituania. Gli Stati Uniti si trovano addirittura al 37esimo posto, ma sono altamente attrattivi per i laureati e gli ingegneri di tutto il mondo, mentre l’Italia è al 43esimo posto. La Tunisia è prima al mondo come numero di ingegneri laureati ogni anno in rapporto ai laureati complessivi ed in rapporto alla forza lavoro, ma purtroppo la situazione economica complessiva non permette loro di impiegare in modo fruttuoso i propri studi. 

Densità di ricercatori

Israele prima al mondo come densità di ricercatori

Il sesto parametro, misura il numero di impiegati nella Ricerca e Sviluppo per milione di abitanti. Israele è la prima al mondo in questa classifica, davanti a Danimarca, Finlandia e Islanda. Anche nel 2015 le prime 4 posizioni erano occupate da questi piccoli stati, sebbene in ordine diverso. Di Israele abbiamo detto in precedenza, come sia diventata un terreno estremamente fertile nel settore delle imprese innovative. Quello che forse non sapevate è che l’Islanda è leader nella ricerca genetica, mentre la Danimarca sta crescendo nel settore farmaceutico e la Finlandia, orfana di Nokia, stia crescendo nei videogames. Qualcuno di voi non ha ancora giocato ad Angry Birds?
La Top10 è completata da Sud Corea, o SamsungLand, Singapore, che si sta affermando anch’essa nell’elettronica, Norvegia, Giappone e Lussemburgo.
I giganti, vale a dire USA e Cina, sono al 21esimo e 46esimo posto. Nel caso della Cina il dato negativo è spiegato dal fatto che la manifattura assembla tecnologie in gran parte sviluppate altrove, e dalla presenza di una grande massa di popolazione sotto-proletaria, fattore che diluisce il numero di ricercatori in percentuale alla popolazione complessiva. Nel caso degli USA, il credito facile proveniente da anni di tassi bassissimi, ha portato a politiche da parte delle aziende quotate che hanno gonfiato i corsi azionari ma hanno distrutto valore (e le conseguenze si vedranno presto, purtroppo). L’Italia, tanto per cambiare, è nelle posizioni di retrovia, ossia al 35esimo posto. Investire non valeva la pena in condizioni normali qualche anno fa, è un suicidio oggi.

Brevetti

Giappone nazione col maggior numero di brevetti

L’ultimo parametro riguarda il numero di brevetti complessivi rispetto al totale e il numero di richieste di brevetto in rapporto al PIL e alla popolazione.
Qui ci sono poche sorprese. Giappone, Corea, Germania ed USA sono i primi 4, con il Giappone che torna primo superando la Corea, la Germania terza che supera USA e Cina e la Svizzera che si inserisce al quinto posto davanti alla Cina, ora sesta.
Completano la Top10 Finlandia, Svezia, Olanda e Danimarca.
Per l’Italia è uno dei parametri che alzano la media, dato che in questa classifica si trova in 18esima posizione. 

venerdì 12 febbraio 2016

Frederic Sausset, il pilota senza braccia e gambe a Le Mans


Avete letto bene, la 24 Ore di Le Mans del prossimo 18-19 giugno vedrà alla partenza anche un pilota quadri-amputato, ossia senza gambe e senza braccia: Frederic Sausset, nel 2012, a causa di un graffio ad un dito, fu colpito da un batterio estremamente virulento che causò una setticemia capace di provocare la rapida necrosi sia delle braccia che delle gambe. Per salvargli la vita, quando era già in coma, i medici dovettero prendere la decisione di tagliare tutti e quattro gli arti.
Mentre lottava contro il dolore e la disperazione, Frederic pensò a questa sfida: correre in auto a livello professionistico, con l’obiettivo della Gara più Bella del Mondo: la 24 Ore di Le Mans.
Nella stagione 2015, Sausset ha corso nel campionato VdeV per prototipi con una Ligier, alternandosi con Christophe Tinseau, un pilota di primo piano nelle gare a ruote coperte. Cinque le gare portate a termine, 4 da 6 Ore (Barcellona, Aragon, Magny-Cours ed Estoril) ed una da 12 Ore, al Ricard.
Il sistema utilizzato per sterzare è semplice ma ingegnoso, come si può vedere nel video: al braccio più “lungo” è collegata una protesi con cui Frederic riesce a girare una leva che si trova al posto del volante.
Sausset è arrivato all’ultima gara a girare a 7 secondi dal compagno di squadra, meno di quelli che prenderei io da Tinseau, e meglio di 4-5 piloti “normodotati” impegnati nella stessa gara.

Frederic Sausset sulla Morgan-Nissan LMP2

A Le Mans, Sausset sarà al volante di una Morgan-Nissan della categoria LMP2, per prototipi da 800 Kg di peso e 500 CV di potenza. La vettura non sarà classificata tra le sue dirette avversarie, ma evidentemente le 22 LMP2 iscritte saranno la costante pietra di paragone. Rispetto alle altre auto, la Morgan del Team SRT 41 (come il codice della regione di residenza di Sausset), è equipaggiata col cambio automatico. Per il resto 19 delle altre LMP2 hanno lo stesso motore Nissan ed una anche lo stesso telaio Morgan. La foto qui sopra si riferisce ai primi test con la vettura anglo-francese, che alla Sarthe avrà il numero 41.

Quest’anno, come sempre, non mancheranno i motivi d’interesse della grande classica che attira oltre 250.000 spettatori: ad esempio torneranno i russi della SMP, reduci dalla Pole Position alla 24 Ore di Daytona; ci sarà un team formato da Olivier Panis e dal portiere Fabien Barthez; mentre dalla Cina ci sarà il team BAXI DC patrocinato nientemeno che da Jackie Chan, ma sicuramente, l’occhio scorrerà più spesso la classifica sul monitor, per vedere come sta andando la Morgan numero 41… 

venerdì 22 gennaio 2016

Russia Today prende in giro la propaganda USA con una video-parodia


Russia Today è un canale satellitare diffuso a livello mondiale, visibile anche in Italia con le piattaforme SKY (canale 536) e Tivùsat.
Su Youtube è addirittura il canale d'informazione più visto.
Per i politici ai più alti livelli degli Stati Uniti, compresi i due vicepresidenti che si sono succeduti, Hillary Clinton e John Kerry, Russia Today è "il male assoluto", in quanto propone il punto di vista "russo" sulle notizie, punto di vista che negli ultimi anni è stato spesso opposto a quello statunitense su tutte le crisi internazionali, dall'Ucraina alla Siria. Alcune delle accuse più ad effetto verso RT sono contenute in coda al video stesso.
Per rispondere alle accuse dei politici e dei media USA, Russia Today ha realizzato un esilarante video virale, che mostrerebbe come tutte le accuse occidentali siano fondate: dal fatto che siano direttamente agli ordini di Putin, o che confezionino notizie false...
Un piccolo capolavoro di ironia...
Non voglio togliervi la sorpresa. Godetevi il video...